
Pala Nerli
1485-1488
Conservata nella Cappella Nerli, la Pala Nerli è una delle opere più significative della pittura fiorentina di fine Quattrocento, realizzata da Filippino Lippi per l’altare di famiglia dei Nerli, dove si trova tuttora. La composizione raffigura la Madonna con il Bambino e San Giovannino affiancati da San Martino vescovo e Santa Caterina d’Alessandria, insieme ai ritratti dei committenti Tanai Nerli e della moglie Nanna, i cui stemmi sono sorretti dagli angioletti negli archi centrali.
L’opera si distingue per la complessità iconografica, strettamente legata a un preciso episodio della storia fiorentina. La datazione della pala, tradizionalmente collocata tra il 1485 e il 1498, trova fondamento nel riferimento alla missione diplomatica che vide Tanai Nerli tra gli ambasciatori inviati dalla Repubblica fiorentina a trattare la pace con Carlo VIII durante la sua discesa in Italia. Sullo sfondo, a destra, è raffigurata con grande precisione una strada cittadina, con l’antico Palazzo Nerli in Borgo San Jacopo, davanti al quale Tanai, rientrato a Firenze con l’abito da viaggio degli ambasciatori, saluta la moglie e il figlio, accompagnato da un servo armato e da un cavallo riccamente bardato.
La scelta dei santi raffigurati rafforza ulteriormente il legame tra immagine sacra e vicenda storica. San Martino, vescovo di Tours e patrono di Francia, richiama il giorno dell’ingresso di Tanai in città, l’11 novembre 1494, mentre Santa Caterina d’Alessandria, patrona degli studi dell’Ordine agostiniano, allude alla data della firma dell’accordo di pace, avvenuta il 25 novembre dello stesso anno. La presenza del San Giovannino, patrono di Firenze, completa il quadro simbolico, intrecciando dimensione civica, religiosa e familiare.
Dal punto di vista stilistico, la pala mostra la piena maturità del linguaggio di Filippino Lippi, capace di fondere devozione, narrazione storica e ritratto in una composizione equilibrata e profondamente umana. La scena sacra non è isolata, ma si apre a una dimensione narrativa che coinvolge lo spazio urbano e la vita contemporanea, secondo una sensibilità pienamente rinascimentale.
La datazione dell’opera è stata a lungo oggetto di dibattito critico. Studiosi come Bernard Berenson e Adolfo Venturi hanno ipotizzato una realizzazione successiva al soggiorno romano di Filippino (1488–1493), leggendo nell’architettura e in alcuni dettagli un diretto confronto con i modelli classici. Altri studiosi hanno invece proposto una datazione anteriore, collegando la pala al vasto rinnovamento degli altari di Santo Spirito negli anni Ottanta del Quattrocento. Ricerche più recenti condotte su documenti dell’Archivio di Stato di Firenze sembrano avvalorare quest’ultima ipotesi, suggerendo una collocazione cronologica tra il 1485 e il 1488.
La Cappella Nerli e la pala di Filippino Lippi restituiscono così un esempio emblematico del modo in cui, in Santo Spirito, arte, storia e vita civile si intrecciano senza fratture. L’opera non è soltanto una testimonianza di alta pittura rinascimentale, ma anche un documento visivo della Firenze del suo tempo, inserito con naturalezza nello spazio brunelleschiano e pienamente coerente con l’identità culturale e spirituale della Basilica.
