
Pietà
1549
Conservata nella Basilica di Santo Spirito, nella Cappella del Riccio, la Pietà di Giovanni Lippi, detto Nanni di Baccio Bigio, rappresenta uno dei più significativi esempi di rilettura manierista del celebre modello michelangiolesco. Realizzata in marmo tra il 1545 e il 1549, l’opera raffigura la Vergine Maria che sorregge il corpo senza vita di Cristo, adagiato su una roccia, secondo uno schema compositivo improntato a intensa compostezza e sentimento di pietà.
Il gruppo marmoreo riprende consapevolmente la Pietà vaticana scolpita da Michelangelo Buonarroti nel 1499, ma non si limita a una semplice copia. Nanni di Baccio Bigio, formatosi a Firenze e attivo a lungo a Roma, aveva già avuto modo di confrontarsi direttamente con il capolavoro michelangiolesco, eseguendone nel 1532 una replica per la chiesa di Santa Maria dell’Anima, destinata alla comunità tedesca. Anche nella versione di Santo Spirito, commissionata da Luigi del Riccio, l’artista dimostra un’intenzione di emulazione critica, mantenendo la struttura piramidale e l’equilibrio complessivo del gruppo, ma introducendo variazioni formali che rivelano una ricerca personale.
Rispetto al modello di Michelangelo, la composizione si caratterizza per una maggiore linearità dei contorni e per una resa più fluida e distesa delle superfici, elementi che la critica ha talvolta interpretato come segni di una certa “corsività” esecutiva. Tali caratteristiche riflettono tuttavia il gusto del pieno Cinquecento, orientato a temperare la drammaticità del pathos con un senso di ordine e armonia formale. Particolarmente significativa è anche l’iscrizione che sostituisce quella originale della Pietà vaticana, letta come una dichiarazione autoriale e come segno della volontà di misurarsi apertamente con il modello più alto della scultura rinascimentale.
La decorazione marmorea parietale della cappella, visibile ancora oggi, è invece frutto di un intervento ottocentesco: fu realizzata nel 1832 da Emilio Santarelli su progetto di Federico Fantozzi, e comprende, nella parte superiore, un bassorilievo con Cristo e la Veronica. Questo apparato tardivo contribuisce a definire l’attuale assetto della cappella, senza alterare la centralità espressiva del gruppo scultoreo cinquecentesco.
La Pietà di Nanni di Baccio Bigio si inserisce così nel vivace dialogo artistico e spirituale della Firenze del Cinquecento, testimoniando come l’eredità di Michelangelo fosse già allora oggetto di riflessione, reinterpretazione e confronto creativo, all’interno di un contesto, quello di Santo Spirito, particolarmente sensibile al rapporto tra forma artistica, spazio sacro e meditazione.
Bibliografia essenziale:
G. Vasari, Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori, 1878–1885
G. Gaye, Carteggio inedito d’artisti dei secoli XIV, XV, XVI, 1840
E. Capretti, Chiesa e convento di Santo Spirito, Firenze, 1991
Chiesa e convento di Santo Spirito, Firenze, 1996
