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La scomparsa di Padre Guido Balestri

padreguidoL’ultima battaglia per il suo quartiere l’aveva vinta poche settimane fa. Dopo un anno di appelli, richieste e lettere, padre Guido Balestri era riuscito a convincere Palazzo Vecchio a montare un corrimano tra il portone del convento e il sagrato della basilica di Santo Spirito per aiutare gli anziani a salire i gradini della chiesa.

Padre Guido, 95 anni e la tempra di un ragazzino, è spirato ieri, in quella cella che lo ha ospitato per sessantatré anni. «Penso al Salmo 89: gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti… — dice il priore di Santo Spirito, padre Giuseppe Pagano — e padre Guido era più che robusto, era un uomo benedetto dal Signore». Originario di Sasseta di Vernio (Prato), era entrato in convento a soli 11 anni, per seguire le orme di suo zio padre Vitaliano Balestri, agostiniano anch’egli: «Fin da bambino aveva deciso che quella fosse la sua strada. Era una persona mite, riservata, e aveva un grande attaccamento per i suoi confratelli e per la sua chiesa», racconta la sorella Brunetta.

Dopo i voti, padre Guido iniziò a girare tra i vari monasteri del suo ordine: prima San Gimignano, Livorno e Pisa, poi Borgo a Buggiano (dove sarà tumulato) e infine Firenze, dove è rimasto per cinquantasei anni. Dell’Oltrarno ne conosceva ogni angolo e ogni nome, e quei fedeli che lo hanno accompagnato fin dal suo primo giorno nel rione ricordano ancora quando sfrecciava («anche in controsenso») in bicicletta o con il suo motorino di colore rosso, sempre impegnato a portare una parola di conforto o un aiuto agli anziani e ai malati del quartiere.

«O quando, nei tragici giorni dell’alluvione, usciva dal convento con due o tre materassi sulle spalle da portare agli sfollati». Padre Guido, che di Santo Spirito è stato rettore, economo e confessore, passava le sue giornate nella sagrestia della basilica a contemplare quel crocifisso di Michelangelo che, nel 1962, aveva contribuito a far ritrovare. Fu proprio lui ad accompagnare la storica dell’arte Margrit Lisner nel sopralluogo per la riscoperta e l’attribuzione del Cristo che si pensava fosse andato perduto dopo l’occupazione francese e la soppressione del convento, alla fine del Settecento. «Quando Padre Guido mi ha lasciato vedere il Crocifisso, ho notato che era sopra una parete, vicino all’ingresso della cucina. Subito ho capito di trovarmi di fronte a una grande scoperta. Era proprio l’opera del giovane Michelangelo, e non si era mai mosso dalla basilica, era solo nascosto dietro una spessa ridipintura che ne aveva snaturato i tratti originali», ricorda la Lisner nel libro di Albino Todeschini (edito dalla Tipografia Vaticana) Sant’Agostino incontra il Crocifisso di Santo Spirit ”

. Padre Guido Balestri era anche un grande tifoso dei Bianchi e della Fiorentina, della quale non perdeva una sola partita: «Qualche giorno fa era a pranzo con gli agostiniani — rammenta Marco Baldesi, presidente dei calcianti Bianchi — e padre Balestri mi aveva chiesto se, una volta finite tutte le visite mediche, lo avessi portato allo stadio a vedere la Viola dal vivo. Eravamo rimasti d’accordo che da lì a breve lo avrei accompagnato allo stadio…».

Il feretro di padre Guido sarà esposto nella cappella del Capitolo di Santo Spirito fino a domattina; poi sempre domani, alle 11, nella basilica verrà celebrato il rito funebre.

Antonio Passanese

Dal Corriere Fiorentino del 14 settembre 2016