Sesto giorno di Avvento

img_1025Cristo è la luce del mondo! Viene subito il richiamo all’inizio della liturgia della veglia pasquale dove al centro c’è proprio il simbolo della luce che rischiara la notte! Il cero pasquale che attraversa la navata buia della Chiesa diventa l’unica luce di riferimento per il popolo che vive nell’oscurità come i due ciechi del Vangelo che però sanno riconoscere con la loro fede che Cristo è la luce del mondo e può ridare loro la vista! I loro occhi si aprirono! Ora possono vedere! E la gioia è grande e devono dirlo a tutti a costo di disobbedire anche allo stesso Gesù che gli aveva chiesto di non dirlo! Altro segno che il Regno di Dio non è venuta con potenza ma nella umiltà e silenzio! Quel silenzio che richiama il silenzio della Vergine Maria che ascolta la Parola e la conserva! E allora con gioia ripetiamo nel nostro cuore: IL SIGNORE È MIA LUCE E MIA SALVEZZA!

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 9,27-31.

In quel tempo, mentre Gesù si allontanava, due ciechi lo seguivano urlando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi».
Entrato in casa, i ciechi gli si accostarono, e Gesù disse loro: «Credete voi che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!».
Allora toccò loro gli occhi e disse: «Sia fatto a voi secondo la vostra fede».
E si aprirono loro gli occhi. Quindi Gesù li ammonì dicendo: «Badate che nessuno lo sappia!».
Ma essi, appena usciti, ne sparsero la fama in tutta quella regione.

Quinto giorno di Avvento

img_1008Essere cristiani significa essere dei testimoni, essere cioè come Cristo ha parlato ed è vissuto. “Non chiunque mi dice Signore entrerà nel regno dei cielo ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli”. L’interesse di Gesù allora non è quello di cercare la sua gloria, la fama, ma di condurci a Dio perché possiamo ritrovare quello che è stato perduto con il peccato: essere ad immagine e somiglianza di Dio. Cosa significa costruire sulla roccia? Armarsi bene con le armi della Parola, dei sacramenti, dell’amore… Vivere con Gesù non è una semplice emozione ma una vita “tosta”, piena di sfida ma anche piena di gioia perché il tuo cuore si riempie di ciò che dura per sempre. Sulla sabbia puoi scrivere tante cose anche il messaggio più bello : “Ti amo” ma basta un po’ di vento è porta via tutto. E allora in questo Avvento cerchiamo il Signore che ci viene incontro e si fa trovare da noi!

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 7,21.24-27.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia.
Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia.
Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande».

Quarto giorno di Avvento

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 4,18-22.
In quel tempo, mentre camminava lungo il mare di Galilea, Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, poiché erano pescatori.
E disse loro: «Seguitemi, vi farò pescatori di uomini».
Ed essi subito, lasciate le reti, lo seguirono.
Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, che nella barca insieme con Zebedèo, loro padre, riassettavano le reti; e li chiamò.
Ed essi subito, lasciata la barca e il padre, lo seguirono.

reliquia-di-santandreaCelebriamo oggi la festa di S. Andrea, l’uomo che si lasció chiamare da Gesù e fu strumento di chiamata con e per il suo fratello Pietro. La chiamata evangelica richiede un cambio totale della propria vita. È esigente ma porta alla pienezza dell’esistenza! E quando uno si sente chiamato automaticamente diventa contagioso e desidera portare altri a Gesù e gli dice: “C’e il Maestro, ti chiama, vuole parlare con te perché ti vuole bene e ti vuole felice!”. E San Paolo ci ricorda che chiunque crede il Lui non resta deluso! E chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato!

Terzo giorno di Avvento

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 10,21-24.
In quel tempo, Gesù esultò nello Spirito Santo e disse: «Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così a te è piaciuto.
Ogni cosa mi è stata affidata dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare».
E volgendosi ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete.
Vi dico che molti profeti e re hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, ma non lo videro, e udire ciò che voi udite, ma non l’udirono». (nella foto la Disputa sull’Immacolata Concezione del Foschi, Cappella Torrigiani della nostra Basilica)

Disputa sulla Immacolata Concezione, Pierfrancesco di Jacopo Foschi, Cappella Torrigiani in Santo Spirito

Disputa sulla Immacolata Concezione, Pierfrancesco di Jacopo Foschi, Cappella Torrigiani in Santo Spirito

Siamo giunti al terzo giorno di Avvento e primo della Novena dell’Immacolata. Il cammino dell’Avvento è stupendo e riempie di gioia proprio perché i giorni che ci preparano a vivere il Natale, mistero in cui Dio si incarna, si incrociano con il Sì di Maria, donna che ha dato tutto il suo cuore al Signore e ha prestato il suo grembo perché Dio si potesse incarnare.

Domenica abbiamo acceso la prima candela dell’Avvento, con il desiderio e l’impegno che in ogni famiglia ci sia l’impegno di leggere la pagina del Vangelo del giorno. In quella di oggi, notiamo un aspetto molto bello e un io nei Vangeli, per la prima e unica volta Gesù esulta di gioia nello Spirito Santo, così come anche Maria gioirà nel momento dell’Annuncio dell’angelo.

Perché Gesù gioisce ed esulta? Perché ha nascosto le meraviglie del Regno di Dio si sapienti e ai dotti e le ha rivelate ai piccoli, agli umili ai poveri. E Maria è una di questi: povera ancella del Signore entra dentro il mistero della vita di Dio. Perché solo chi si pone davanti a Dio con sguardo umile e povero, da piccolo, può comprendere le meraviglie che Egli compie nella nostra storia e nella storia dell’umanità. Una umanità che spesso leggiamo con sguardo molto negativo e ci sfuggono le realtà belle della vita: l’amore in una famiglia, chi lotta per la giustizia e i diritti umani, che attraverso l’arte riesce a far passare messaggi di bellezza e sa cogliere quelle vibrazioni che muovono gli esseri umani a cercare il bene.

E vivere l’avvento è proprio questo: cercare i giorni di Dio in cui fioriscono la giustizia e la pace.

P. Giuseppe Pagano, OSA

Messa alle ore 21

messa-alla-21La comunità agostiniana di Santo Spirito ha accolto la proposta del parroco di San Frediano di spostare dalla chiesa parrocchiale alla Basilica di Santo Spirito la Messa festiva delle ore 21.

Una occasione ulteriore di apertura della nostra chiesa verso la piazza.

Buon Avvento!

avventoInvitiamo tutti in particolare le famiglie a fare una piccola corona di Avvento come centro tavola e ogni giorno prima del pasto dove si ritrova la famiglia leggere il brano del Vangelo del giorno

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 24,37-44.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi dscepoli: « Come fu ai giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo.
Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell’arca,
e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e inghiottì tutti, così sarà anche alla venuta del Figlio dell’uomo.
Allora due uomini saranno nel campo: uno sarà preso e l’altro lasciato.
Due donne macineranno alla mola: una sarà presa e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà.
Questo considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa.
Perciò anche voi state pronti, perché nell’ora che non immaginate, il Figlio dell’uomo verrà. »

Cacciari,il Giubileo visto dal filosofo: «La misura sovrumana della misericordia

cacciariUn intero anno dedicato alla Misericordia. Cosa ha detto questo percorso ecclesiale al professor Massimo Cacciari, filosofo, politico, che più volte si è misurato con le dinamiche religiose ed ecclesiali, ponendole in parallelo alla vita e al pensiero moderni ? «La Misericordia è Dio stesso vinto dall’amore, è una potenza superiore persino alla volontà di giustizia divina. Misericordia è, insieme, perdonare e donare tutto. Da qui la misura sovrumana della misericordia in quanto grazia che viene da Dio, la quale può essere compresa attraverso la fede. Se non fosse così, la lettura cristiana della misericordia si appiattirebbe su un semplice voler bene all’altro, a un occhio benevolo e indulgente verso il prossimo, ma questo è anche il messaggio, ad esempio, di Aristotele. Il quale, peraltro, non si faceva problema ad avere gli schiavi per casa. Anche qui, nella misericordia, ritroviamo la paradossalità del messaggio cristiano. Direi di più, essa è il perdono che trascende ogni dialettica perdonativa».

Massimo Cacciari ha appena concluso a Firenze il ciclo autunnale dei Convegni di Santo Spirito ideati da Padre Gino Ciolini ed ora portati avanti nella Sala Capitolare del Convento dal vescovo agostiniano monsignor Giovanni Scanavino insieme al priore padre Giuseppe Pagano. Proprio sul perdono si è sviluppata la conferenza di Cacciari, applaudissimo e incalzato alla fine da un pubblico quanto mai numeroso e partecipe. Un perdono, atteso e promesso, senza limiti? Netta la risposta del filoso veneziano: «Sì, e tutto questo è qualcosa che va al di là delle nostre logiche: la logica, ad esempio, di un credente musulmano, così come lo è per un non credente. C’è una libertà di perdono che incontra la capacità del perdono: è questo il sale del messaggio di Cristo. È lo specifico delle Beatitudini, del “porgi l’altra guancia”. In tal senso le parole di Gesù sono divine, e il cristiano non deve perdere questo sale, altrimenti cosa resta della minestra? Sennò il cristianesimo si ferma a una dimensione etica e politica della vita e del tempo, perdendo il riferimento alla trascendenza e, appunto, alla ricerca del Regno di Dio». Per Cacciari si presenta un problema: «Poniamo che il misericordioso sia un giudice. Se la misericordia la intendiamo radicalmente, non come un’azione particolare, deve poter interessare ogni agente», ha sottolineato, fino al paradosso: «Posso benissimo sentire la pena dell’altro nel momento in cui gliela infliggo, ma posso assolverlo nel momento in cui gliela infliggo?». Dio supera il paradosso, ma possono farlo anche gli uomini: «Dio chiama a essere perfetti», ha affermato Cacciari. La soluzione è alla portata di tutti: «Vicino alla misericordia è il perdono, cioè un per-dono, un dono amplificato». Secondo Cacciari bisogna «azzardare» questa ipotesi: «La misericordia è un movimento estremo di prossimità, altrimenti è solo filantropia». Il professore ha poi ripreso la parabola del buon samaritano, unico a prendersi cura di un uomo nel bisogno: «Alcune interpretazioni buoniste dicono che i passanti di prima potevano pensare che l’uomo fosse morto – ha spiegato -, ma il cuore del Samaritano è andato in pezzi di fronte a quello spettacolo. Misericordia ha anche questo senso: solo chi abbatte completamente ogni muro di amore di sé, solo chi apre il proprio cuore fino a spezzarlo, solo chi abbatte ogni difesa può approssimarsi. Solo questa dinamica estrema può spiegare il termine di misericordia». Massimo Cacciari tornerà a Firenze per chiudere anche l’edizione 2017 dei Convegni di Santo Spirito. Come ha annunciato il vescovo Scanavino avranno come filo conduttore la Lettera 5.5 ai Romani: «La speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato».

Antonio Lovascio
da Toscana Oggi del 20 novembre 2016

“Misericordia e perdono”, Massimo Cacciari a Santo Spirito

cacciari-santo-spirito

Giovedì 11 novembre alle ore 17.30 il prof. Massimo Cacciari con “Misericordia e Perdono” terminerà il ciclo 2016 di conferenze de “I Convegni di Santo Spirito”, promossi dalla Comunità Agostiniana di Firenze.

L’incontro, ad ingresso gratuito, si terrà nella Sala del Capitolo del Convento adiacente la nostra Basilica.

Per maggiori informazioni potete contattare la Comunità ad uno dei recapiti in calce.

Appello di Santo Spirito «Abbiamo bisogno di aiuto»

L’appello di Padre Giuseppe Pagano pubblicato quest’oggi sull’edizione fiorentina del Corriere della Sera dopo l’esperienza dell’apertura nottura della Basilica il sabato.

«Noi agostiniani più che tenere aperta la basilica non possiamo. Spero che il prefetto, l’amministrazione comunale e le forze dell’ordine aprano gli occhi, e si rendano conto che questa piazza e i giovani che la frequentano hanno bisogno di aiuto».

Èarticolosantospirito un appello accorato quello che padre Giuseppe Pagano, priore di Santo Spirito, lancia alle istituzioni fiorentine all’indomani dell’iniziativa «La luce nella notte», che, sabato scorso, ha spalancato fino all’una del mattino il portone della chiesa e portato nella piazza della movida decine di giovani evangelizzatori. Il timore dell’agostiniano è che eventi come questi siano fini a se stessi: «Nel vedere cosa c’era e cosa succedeva sul sagrato mentre noi pregavamo all’interno mi ha fatto sorgere un dubbio: serve a qualcosa organizzare serate del genere? E non si può nemmeno pretendere che i frati di Santo Spirito si mettano a fare gli sceriffi. Non capisco come mai, dopo decenni, la situazione sia sempre uguale».

Gli evangelizzatori, nonostante i bivacchi, i fumi di hashish, le bottiglie e i bicchieri disseminati ovunque, sabato notte «sono riusciti a far entrare in chiesa centinaia di persone. Questa è una cosa bellissima, una grande vittoria — continua padre Giuseppe — ma io credo che se vogliamo risolvere il problema dello sballo in Santo Spirito i commercianti debbano spogliarsi dei propri interessi e il Comune deve inviare in piazza degli assistenti sociali».

Il priore degli agostiniani è convinto che vi sia la necessità di ripartire dalle cose semplici ed essenziali, che si debbano migliorare quelle che definisce le «buone pratiche» come la pulizia, l’educazione e la dignità. «I giovani, purtroppo, hanno perso il senso del sacro. Ce ne siamo resi conto sabato notte quando uno dei custodi ha dovuto bloccare alcune persone che volevano entrare nella basilica con i bicchieri ricolmi di alcol. Io credo che la chiesa possa ancora essere un luogo di rifugio, ma è assurdo pensare che al suo interno si possa fare qualunque cosa».

Antonio Passanese

Da Corriere Fiorentino del 21 ottobre 2016

 

 

“Santo Spirito e la movida a Firenze Non desista, caro Priore”

C’è un’immagine che da sabato notte non va via dalla mente: il portone di Santo Spirito spalancato su uno sfondo che sembra irraggiungibile. L’appello di Alessio Gaggioli al Priore Padre Giuseppe Pagano pubblicato sul Corriere Fiorentino di oggi.

santo-spiritoC’è un’immagine che da sabato notte non va via dalla mente: il portone di Santo Spirito spalancato su uno sfondo che sembra irraggiungibile. Fra noi e la basilica un muro di persone, sedute sui gradoni o in piedi sul sagrato quasi fin dentro la chiesa. Fiorentini, toscani, studenti o anche no. Pusher e venditori di alcol ronzavano attorno come mosche. Il sottofondo era quello della movida: urla improvvise, parolacce, frasi incomprensibili, risate sguaiate. Per entrare nella basilica che sabato è rimasta aperta fino all’una (per l’iniziativa «La luce nella notte» promossa dal priore, padre Giuseppe Pagano, assieme a don Giovanni Castorani, responsabile delle scuole di evangelizzazione di Firenze) bisognava scavalcare il popolo dello sballo incurante dell’alternativa che c’era dietro le sue spalle. O davanti agli occhi. Bisognava passare attraverso una grande nuvola di hashish. Sulla soglia della chiesa un custode riprendeva tre ragazzi che entravano schiamazzando. Poi il canto di una voce femminile, gli evangelizzatori, i confessori ai lati della navata, e di fronte all’altare maggiore un gruppetto di ragazzi, in ginocchio, abbracciati, davanti alle ceste con i bigliettini in inglese, italiano e spagnolo su cui erano stati scritti brevissimi salmi e su cui gli stessi ragazzi hanno trascritto i loro pensieri, le loro preghiere.

Eccola qui la contraddizione di Firenze: fuori, chi usa la città, le sue strade e i suoi sagrati per bivaccare, fumare, bere e le sue piazze per parcheggiare (mentre l’altra notte i vigili facevano le multe in tutta serenità nella strada vicina, appena voltato l’angolo); dentro, chi vorrebbe vivere la città, anche di notte, ma in un modo diverso, senza prevaricazioni. Sabato sera non c’era nessuno a chiedere rispetto per quel portone della basilica aperto. I locali continuavano a pompare musica e drink. I ragazzi a bere, i pusher a spacciare. Non c’è solo il problema delle regole da far rispettare. Ma la necessità ormai lampante che tocchi ai fiorentini affiancare chi governa la città per difenderla con più convinzione.

La maleducazione, l’ignoranza, l’arroganza si possono combattere nelle notti in cui sembra che ormai tutto sia permesso? Forse sì, magari anche con l’esempio di convivenza civile offerto dai giovani chiamati da padre Giuseppe e don Giovanni a confrontarsi con il popolo della movida. Ma attenzione, la religione qui non c’entra. C’entrano i valori che una città piena di contrappassi (come i residenti che fuggono via dal centro, rassegnati davanti ai disagi che prendono il sopravvento) non riesce più a trasmettere. «Luci nella notte» andrà avanti fino a fine anno ogni secondo sabato del mese. Non lasciamo che sia un’esperienza a termine. Il priore di Santo Spirito non desista. Quei ragazzi, quei frati, vanno affiancati. Dalla gente del quartiere, a partire dalla grande famiglia dei Bianchi del Calcio Storico. Per dare un segnale di compattezza, a tutti. Anche a chi chiede rispetto per piazze e sagrati se un Jeff Koons porta una sua scultura dorata sotto Palazzo Vecchio. Facendo finta di non vedere quando piazze e sagrati diventano luoghi per lo sballo e altre sconcezze.

Alessio Gaggioli