La Pietà vaticana di Michelangelo: l’ispirazione viene da Santo Spirito?

Lo storico dell’arte Albino Todeschini ha illustrato la sua ipotesi durante un incontro nella basilica fiorentina.

Le due Pietà a confronto: a sinistra quella di Michelangelo, nella basilica di San Pietro in Vaticano. A destra quella di Nanni di Baccio Bigio che si trova nella seconda cappella a destra della basilica di Santo Spirito a Firenze

Michelangelo si è ispirato a Firenze per realizzare la Pietà vaticana, una delle sculture più incantevoli della storia dell’arte e tra le opere più rappresentative del talento rinascimentale? L’ipotesi è emersa durante la presentazione nella Basilica di Santo Spirito dello studio di Albino Todeschini «Il verbo si è fatto marmo», confronto tra la Pietà di Michelangelo e quella di Nanni di Baccio Bigio  (già collaboratore del genio di Caprese nel progetto della facciata di San Lorenzo e della Biblioteca Laurenziana) che si trova nella seconda cappella a destra della chiesa del Brunelleschi.

Una riflessione culturale preceduta dalle musiche di Mozart e Liszt eseguite al pianoforte da Paolo Lecis , dopo il saluto del Provinciale degli Agostiniani padre Luciano De Michieli e del priore del Convento fiorentino, padre Giuseppe Pagano.

La tesi di Todeschini parte da questa premessa. Nel 1498-99 il soggetto della Pietà era completamente nuovo per l’Italia, almeno per quanto si riferisce alla scultura; più volte il raffronto ha raccontato di sculture lignee o dipinti tardo gotici. A Firenze esiste una chiara affinità, non limitata semplicemente alla scelta dei soggetti, tra la Pietà di San Pietro e la «Lamentazione di Cristo» di Jacopo del Sellaio. L’opera è andata distrutta ed era conservata a Berlino, al Kaiser Friedrich Museum; la pala di altare di Jacopo del Sellaio rappresenta la Pietà con San Frediano e San Girolamo (1483-ca.) Dato che questa pittura proviene probabilmente dalla chiesa di San Frediano in Cestello, di là d’Arno, Michelangelo forse ha notato il patetico aprirsi della mano della Madonna ed il pendulo braccio destro del Cristo. Nell’Oltrarno – ricorda Albino Todeschini – Michelangelo ha disegnato gli affreschi del Masaccio ed ha vissuto nel Convento degli Agostiniani in Santo Spirito   negli anni 1493-94, quando realizzò il Crocifisso ligneo dato per disperso, restaurato ed ora esposto nella sagrestia della Basilica.

Un’altra pala di Jacopo, realizzata per la chiesa di San Jacopo Soprarno, raffigura lo stesso tema. Il dipinto del 1490-1493 è a Firenze, alla Galleria dell’Accademia e riproduce la Pietà con San Francesco  d’Assisi, San Giacomo Maggiore, Santa Maria Maddalena, San Michele Arcangelo e ritrae Maria con il Cristo morto sulle  ginocchia ed il braccio destro del Figlio è sempre pendulo. La chiesa di San Jacopo Soprarno dista cinquecento metri dalla chiesa di Santo Spirito e la pala della Pietà, con i Santi, risale allo stesso periodo in cui Michelangelo era nel Convento agostiniano di Santo Spirito. Che con lo studio di Albino Todeschini illustrato in una pubblicazione e presentato in Basilicaha rivissuto un momento di straordinaria bellezza ed intensità spirituale, nella  comparazione e storia di capolavori marmorei ed eccezionali dipinti ancora custoditi nelle chiese fiorentine.

Antonio Lovascio
Da Toscana Oggi del 4 novembre 2018