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Conferenza di Padre Remo Piccolomini, sul Beato Simone.

Sono stato crocifisso con Cristo, non sono più io che vivo, ma Cristo che vive in me” (Gal.. 2, 19b-20°)

(Sabato 28 ap4rile 2012, ore 15, 30. Firenze)

Premessa

Ringrazio la Comunità dei Padri agostiniani di Santo Spirito di Firenze per l’onore che mi hanno riservato, invitandomi a parlare in questo luogo, così ricco di storia, di cultura e di spiritualità.

A Firenze hanno operato con entusiasmo e fervore i nostri antenati, radunando interno a loro il fior fiore degli umanisti di Firenze del Quattrocento, animati dall’infaticabile e ardente  Luigi Marzili (+ 1394), che sapeva parlare dal pulpito di Sacra Scrittura, coniugando quanto di saggio trovava nei detti dei filosofi e dei poeti Amico del Petrarca, di Coluccio Salutati, di Leonardo Bruni ed altri per discutere con loro de rebus humanis et divinis (Petrarca). Umanista, insieme agli altri grandi umanisti, che camminava alla luce dell’autorità di Agostino, ammiratore estatico dell’uomo  magnum miraculum, vir magnae naturae, capax Dei, che, Agostino non comprende, tanto è profondo il suo mistero (grande profundum) (Cf. Conf. X, 8, 17).

L’uomo è grande per le capacità che ha, ma sempre limitato dalla sua natura, essa, infatti, è “malata” (Homo magnus aegrotus). Tenerlo presente vuol dire partire con il piede giusto nel cammino verso la verità. Lutero e la Riforma scambieranno la infirmitas con  la radicale corruzione, per questo motivo errarono negando la libertà umana e affermando l’imputazione estrinseca della giustizia di Cristo

Argomenti, condivisi da tutti, per questa ragione, non fu difficile riunire gli umanisti di Firenze, e discutere con loro per approfondire i problemi della humanitas, cioè dell’uomo, e di DIO.

Cosa vuoi conoscere” – chiede la Ragione ad Agostino -, questi le risponde: Dio e l’uomo. Nulla più” (Solil. I, 2, 79.

Questa tradizione culturale  è continuata nel tempo. Nella prima metà del secolo XX, nel fervore della rinascita del pensiero e della spiritualità agostiniana, si è riproposta con forza, grazie alla solerzia e l’impegno di Padre Stanislao Bellandi, uomo di cultura e di grande umanità, vero agostiniano, sia con il suo “Bollettino storico”, sia con l’impegnativo programma della traduzione delle opere di Sant’Agostino, la “Biblioteca Agostiniana”, da cui ha tratto il nome la Nuova Biblioteca Agostiniana (N. B. A.), che, con l’Editrice Città Nuova di Roma, ha tradotto, in edizione bilingue latino-italiano, l’intera opera Agostiniana. Oggi, sempre in edizione bilingue, la si può trovare nel sito Internet (www.augustinus.it), per la gioia dei cultori e degli studiosi del pensiero di Sant’Agostino.

Ultimamente, la tradizione è continuata con i Convegni di Firenze, organizzati con accuratezza per i temi scelti e per i professori che vi hanno preso parte, dal colto religioso, confratello, amico, P. Igino Ciolini. Di questi Convegni sono stati pubblicati gli Atti dall’Editrice “Augustinus” di Palermo, purtroppo, oggi chiusa. Comunque i testi degli Atti rimasti, sono  presso il Convento di Santa Rita e Sant’Agostino di Cascia (PG).

Grazie Padri per quest’onore.

Per la svolgimento del tema assegnatomi: “Sono stato crocifisso con Cristo, non sono più il che vivo, ma Cristo che vive in me”, mi proporrei di svolgerli in tre brevi momenti: nel primo delineerei la vita del B. Simone, nel secondo vi proporrei gli scritti soprattutto il De gestis Domini Salvatoris (“Vita di Gesù”), un volume enorme, originale, nel modo in cui l’ha trattata, e ricca di contenuto, nel terzo svolgerei il tema che mi è stato affidato: cioè: la centralità di Cristo nella vita e nelle opere di Simone, e come comunicarlo agli altri (docere Christum del De cathechizzandis rudibus), perché tutti si diventi Cristiformi.

I – LA VITA

Ma ora veniamo al tema che mi è stato affidato:

“Sono stato crocifisso con Cristo, non sono più io che vivo, ma Cristo che vive in me”

1 – Tutti conosciamo questo testo, lo abbiamo letto, ci è stato commentato, lo abbiamo meditato, chissà quante volte, come tante altre pagine del Vangelo di Gesù. Però è mai successo qualcosa nella nostra vita, dopo queste letture e meditazioni?

Come mai? Perché la lettura di quelle pagine non mi hanno messo mai in crisi? Come mai il mio cammino verso la santità e così lento, spesso interrotto, a volte pigro? Dove sta l’entusiasmo della prima professione? Non ho detto a Gesù che mi ero “innamorato” di Lui? Ho mai osservato due innamorati?

Queste domande devono tenerci desti, svegli, dobbiamo riproporcele.

Guardate: il mondo ci guarda, vuole una risposta.

Sono convinto, lo dico a me e me lo dico forte perché sentiate anche voi, dobbiamo riscoprire lo “spirito della Pentecoste”. Lo Spirito Santo trasformò la vigliaccheria degli Apostoli in coraggio e ardimento: leggete i discorsi di Pietro, lo stesso che non ebbe il coraggio di affermare di essere discepolo di Gesù, leggeteli, come ci vengono offerti dagli Atti degli Apostoli e che abbiamo letto proprio questi giorni.

Guardate, il momento è grave, non c’è tempo da perdere.

Chissà che, in questo luogo: La Chiesa di SANTO SPIRITO, non sia il luogo più adatto per sentire la ventata dello Spirito Santo, che infonda coraggio, gioia dell’annuncio della nostra risurrezione!.

C’è chi l’annuncia con la parola, non sono moltissimi; non tutti sanno parlare in pubblico; ma c’è un altro modo di annunciare che sanno fare tutti: la TESTMONIANZA della vita. Non avete avuto il dono di parlare in pubblico, ma avete avuto il dono della vita: vivetela, anzi, viviamola, degnamente, cristianamente, religiosamente. Altro che prediche!

Questo impegno ci viene dall’essere cristiani, dall’appartenenza al Cristo Totale”: Cristo è il Capo, la Chiesa il corpo; e tu sei Chiesa, insieme a tanti altri che non conosci; anzi, a tutti i popoli della terra, perché Gesù Cristo è il “primogenito della creazione”.

(Se si ritiene utile: spiegare l’AMEN eucaristico).

2 – Il capitolo terzo della Lettera ai Galati, si apre con queste parole: “O stolti Galati, chi mai vi ha ammaliati, proprio voi agli occhi dei quali fu presentato al vivo Gesù Cristo crocifisso?”

Per Paolo, il Cristo diventa, in qualche modo, il soggetto di tutte le azioni vitali del cristiano. Sebbene ancora nella carne, la vita del cristiano è già spiritualizzata con la fede (cf. Ef. 3, 17) (Cf. Bibbia di Gerusalemme).

C’è una vera e propria sostituzione delle persone: “Io sono Cristo, Cristo è Io”. Paolo ha presentata “al vivo” Cristo Gesù, cioè nella sua propria persona: egli era il Cristo che si presentava nelle sembianze umane ai Galati. La testimonianza dell vita ne era il documento evidente.

3 – Simone Fidati nacque a Cascia verso l’anno 1295, da giovane, studiò le  scienze naturali e la filosofia. Scoprì la sua vocazione all’incirca verso i vent’anni, com’egli ci racconta:

“… portavo sotto braccio un mucchio di libri che studiavo…, quant’ecco incontrai un uomo da tutti ritenuto un santo.

Mi chiese: “Che cosa porti, fratello?” Libri di storia e filosofia”, risposi. E lui: “Non è questa la vera vita. Non è questa la tua vocazione. I veri cristiani devono diventare esperti nella grazia di Dio, non nelle scienze umane”(Cf. De g. Dom. Salvatoris VIII, 40).

Furono sufficienti queste poche parole per convertirlo alle cose di Dio.

Ci chiediamo: Se quel pio religioso che determinò la conversione di Simone dagli studi di scienze naturali e della filosofia aristotelica agli studi della teologia (ad theolica me converti) fu, come si afferma, Angelo Clareno, e questa conversione avvenne prima che il giovane studente entrasse in un Ordine religioso, strano che abbia bussato alle porte dell’Ordine agostiniano e non a quello dell’Ordine francescano, che era l’Ordine del consigliere che tanto profondo cambiamento aveva prodotto nel suo spirito.

Se, come pure si afferma, il B. Simone fu discepolo del Clareno, risulta strano che la sua spiritualità sia stata diversa da quella del pio e battagliero francescano. Da una parte la grande battaglia per la povertà a costo anche dell’ubbidienza, dall’altra la grande battaglia dell’obbedienza per l’unità a costo anche di sacrifici personali. Per ambedue si trattava di raggiungere l’ideale di perfezione religiosa. quello soprattutto d’un ideale superiore di perfezione. Due osservazioni che potranno servire per approfondire e chiarire l’argomento.

Ciò non toglie che tra Simone e il Clareno ci siano stati rapporti di grande rispetto e venerazione per il maestro, poi trasformata in amicizia.

Sappiamo, però; che a Simone piaceva ritirarsi in solitudine. Legatissimo all’Ordine di appartenenza, scelse l’obbedienza, concepito come atto di amore di risposta al “servizio” di carità, cioè all’atto di amore del Superiore che esercita il suo compito con l’amore verso tutti i componenti della comunità (scissuram facere non novi). Non avrebbe mai provocato confusione nella comunità, nonostante fosse un “ribelle”.

La differenza di spiritualità tra i due personaggi, nulla toglie alla santità della loro vita, solo che nel Clareno, la santità ha l’apparenza di essere alquanto esagitata.

Qualcuno dice che il Simone, dopo la morte del Clareno, lo sostituisse nella direzione degli spirituali. Che Simone sia stato “guida spirituale” per quanti volevano vivere l’ideale cristiano, non c’ chi lo neghi.

  • sferza i costumi di Firenze quando occorre,

  • All’amico Corsini con affetto gli dice: “Cerco di essere edificato con te, non edificarmi da solo”.

  • Cosa insegna? L’OBBEDIENZA ai suoi “spirituali”, che sono: I Camaldolesi di Siena e Lucca, i Carmelitani di Firenze, gli Olivetani di S. Miniato in Firenze.

  • Insegna a ritirarsi nel deserto per essere raccolto “dolcemente con se stesso”, sentire il “sussurro dio Dio2 e “contemplare Cristo crocifisso” per me.

Sempre rispettoso, moderato, suasivo. Quindi, proprio nulla a che fare con gli “spirituali” del Clareno, nell’agitata disputa tra “povertà e obbedienza”.

Per la povertà: Fr. Simone ammette l’uso moderato della ricchezza, di cui è amministratore, a favore della comunità, dei poveri, che hanno lo ius naturale nei confronti del “superfluo” dei ricchi. Nega per tutti il diritto di proprietà privata: LEX NECESSITATIS LEGEM PROPRIETATIS EXCLUDIT”. La necessità riduce in comune ciò che è proprio.

Solo Cristo possiede il diritto di proprietà, anche se non ne aveva di che farne.

Il “privatum” è negato a tutti. (cf. il privato e il sociale in Agostino)

Da quanto detto, Fr Simone era amante del silenzio, del deserto, condizione essenziale per la vita ascetico-contemplativa, impegnato a vivere in spirito di profonda umiltà: Non volle diventare Maestro in teologia,  anche se ne aveva tutte le qualità. Solo perché comandato dai Superiori si diede alla predicazione. Fu ottimo,  brillante convincente predicatore.

Esercitò la sua attività soprattutto a Firenze, da essere chiamato “l’apostolo di Firenze”. Le sue prediche convertirono molte persone. Fondò, con il contributo di Firenze, il Monastero di S. Elisabetta, detto anche monastero delle “convertite”.

Morì a Firenze il 2 fe3bbraio 1348.

II – LE OPERE

1 – La prima è l’ Ordine della vita cristiana, rivolta agli “Idioti” delle virtù cristiane. Insegnamento: a) – incomincia con un invito a contemplare Dio nelle cose create. Dio, insieme alle cose, ha dato se stesso. I rallentamenti spirituali sono dovuto ai vizi: il rimedio è l’imitazione di Cristo;

b) –  poi passa a parlare delle virtù teologali: fede, speranza e carità. Vuoi camminare spedito nella via della santità? Devi sapere Cristo Crocifisso. Con l’amore, Gesù insegnò l’UMILTA’. Eccone le parole:

“Cristo ci ha comandato la carità e ci ha insegnato l’umiltà e Cosa necessaria è che il cristiano porti in sé, non solamente nell’anima dentro, ma quanto è possibile secondo il corpo di fuori, la similitudine e la figura di Cristo in sé, però che egli a ciò c’invita”.

La spiritualità della Vita Cristiana è, comunque, incentrata sull’amore.

2 – Le Lettere

 Ne possediamo una quarantina, ma la sua corrispondenza fu fitta con persone che desideravano essere dirette da lui e chiedevano consigli..

Famosa è la lettera scritta alla città di Firenze, dove il beato Simone con chiarezza stigmatizza i costumi corrotti della città. Ebbe relazioni epistolari anche con Madonna Isabella, col discepolo Tommaso Corsini; la lettera con quest’ultimo è una specie di Enchiridion di vita spirituale; termina con un inno alla carità.

In esse si ammira: la moderazione, l’equilibrio, la sapienza.

3 – De gestis Domini Salvatoris. Opera grande, vasta, che rivela l’altezza dell’ingegno e della spiritualità cristologica di cui il Simone era imbevuto. L’opera è scritta in latino scarno, nervoso, ma molto efficace.

È un’esposizione dettagliata della Vita di Gesù.

Dice di non voler parlare di Dogmi, di essi ne parla la Scrittura e la Chiesa, ma di costumi. Di essi Cristo è la guida e cita solo la Scrittura.

Cristo è il centro della sua spiritualità:

  • Egli è il MAESTRO. Con Lui l’eternità è scesa in noi; Egli è la pienezza.

  • Ciò che egli ha vissuto, sofferto è “per esserci di esempio”.

  • Scopo delle virtù cristiane è la CRISTIFORMITAS, che comporta: il rinnegamento di se stesso per immergersi nell’oceano dell’Amore.

  • Poi seguire il Cristus patiens. L’uomo è fatto per Dio non per le creature: è ad Deum, capax Dei: questa è la felicità.

  • L’anima della grazia è “tendere a Dio, per andarvi, c’è un mare da attraversare, a…, attraverso varie tappe (9), arrivare all’esperienza mistica.

Il bonum hominis è adhaerere Deo: unirsi a Dio è fatto secondo la stile personale.

In ultimo, dopo essersi dilungato nel discorso sulle virtù, ritorna all’obbedienza. Virtù principale, riconducendola alla virtù dell’AMORE.

E questo è il proprium di Agostino, quindi, anche del B. Simone.

La preghiera è il mezzo che ci accompagna nel nostro cammino, con a fianco la Vergine Maria, madre della Chiesa, come nostra guida insostituibile che ci porta a Gesù: A Gesù si arriva solo accompagnato da Maria, madre di Cristo e madre nostra.

Il libro si conclude con l’arrivo alla perfecta justizia christiana, che è il “nosse Deum”, fino a giungere all’amicizia con Dio.

3 – Per me vivere à Cristo!

Questa è l’ultima parte della nostra conversazione, ed è la parte più importante perché riguarda la nostra vita, come testimonianza.

Le espressioni: “Cristiforme”, “formare Cristo nel cuore dei fedeli”, quindi “docere Christum”, vogliono dire tutte la stessa cosa:

“Per me vivere è Cristo”.

A – San Paolo l’apprese sin dall’inizio: quando alle porte di Damasco, mentre andava a incarcerare i cristiani (Atti 9ss.):

  • una luce abbagliante, lo disarcionò e una voce forte gli disse: “Perché mi perseguiti?”. Paolo perseguitava i cristiani, non Cristo. Quale il senso di quella frase?

  • Quella frase condizionò tutto l’apostolato di Paolo.

  • Cristo si nasconde in ciascuno dei fratelli.

  • La passione per Cristo si muta in passione dei fratelli, i fratelli sono Cristo, sono la Chiesa, per la quale, Paolo è pronto a dare la vita.

  1. – Agostino inventò la formula Cristo totale, Simone non ha questa formula, ma ne conosce lo spirito. Per questo motivo è impegnato a “FORMARE CRISTO NEL CUORE DEI FEDELI”.

  2. La predicazione della Parola di Dio, fatta con passione; dimostra la partecipazione del Nostro, il coinvolgimento, che si manifesta nella viva TESTIMONIANZA.

B – La vita cristiana è “una perfetta imitazione di Cristo”, Cristo-Uomo.

1 – Lo scopo della sua predicazione era: mettere in relazione il comportamento del cristiano con quello di Gesù Cristo,. Per con-formarlo a Lui e imitarne la vita (cf. De g. Dom Salv.  Prologo, dell’Ordine della vita cristiana, ed. Mattioli, “Antologia agostiniana”, II, 125.).

Ma non tutte le azioni di Cristo sono imitabili. In Lui ci sono due nature: una nella “forma servi”, l’altra nella “forma Dei” (De g. Dom Salv. I, 30,1: volume. pagina. colonna.). Imitiamo le azioni dell’uomo Gesù. Ammiriamo quelle di Cristo, tenendo presente, però, che: solo imitare le azioni di Gesù uomo è cosa molto ardua, anche se Egli ci ha detto: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli”.

Da uomo. Gesù, per esempio, non ha mai pronunziato un atto di dolore: Chi può imitarlo? Di Lui ci sono cose che basta sapere, altre in altre in parte  sapere e imitare. Soprattutto di Lui dobbiamo imitare l’umiltà e la povertà.

2 – L’Umanità di Gesù. Per Simone, riflettere su l’umanità di Cristo, era stupore ed esaltazione. Perché? A Simone non piacciono le divisioni: l’uomo, come in Agostino, non è solo “intelletto”, né solo “amore, cuore”, ma è l’uno e l’altro. Infatti la “commozione amorosa” metteva in movimento tutta la persona: allo: “contempliamolo con grande amore e diligenza onde l’anima si riscaldi d’affetto, si rattristi…, vedendolo, come l’ultimo dei mortali in uno squallido deserto: era uomo anche Lui” (De g. Dom. Salv. I, 176, 11.).

Lo scopo di questa visione del Cristo  era quella agostiniana (De cathechizzandis rudibus) del movere animum, cioè muovere, agitare il cuore.

Il punto di riferimento della contemplazione era la “Croce”, che è a) il mistico serpente che, guardandolo, guarisce” ( De g. Dom. Salv. I, 477, 1); b) il punto focale della contemplazione amorosa (et fiamus saltem in amore, vehementia cordiformes).(De g. Dom. Salv. II, 432, 2).

3 – In questa azione contemplativa, due sono gli elementi che intervengono: la mente e il cuore. Essere affascinati dalla contemplazione non significa subirne il fascino, come se fosse un’azione passiva il goderne, me muoversi verso di Lui, avvicinarsi a Lui, toccarlo. Il Simone porta esempi evangelici: l’emorroissa (Mc 5, 25ss) e il centurione romano (Cf. Mt 8, 5ss). La prima dice: Mi basta toccare il lembo del suo mantello…, come? Con la fede, con l’amore. Così anche il centurione: Miles videns intellectus inquirens; miles rediens, affectus deligens. Il soldato che ricerca la verità, animata dalla fede; il soltato che  ritorna con l’affetto che ama” (De g. Dom.Salv. I, 151, 2.).

Così deve essere per ogni cristiano.

4 – C’è un “cammino ascensionale” da percorrere per meglio “configurarsi a Cristo” , che qui non descriverò, è una salita di nove gradini; dive dare solo delle indicazioni.

Il cristiano è invitato a seguire Gesù “dov’Egli vada”, cioè salire il monte, attraverso una via scabrosa. S’incomincia con la vittoria sui bassi istinti (1), poi l’anima acquista padronanza di sé (2), disprezzo dei beni (3), essere illuminati (4), per arrivare all’impassibilità dello spirito (5), poi c’è l’intelligenza pronta della Parola (6), studio della salvezza dell’altro –ò apostolato (7),, purificazione totale della vita (8), l’ultimo è il grado della Sapienza che il Simone ritiene tanto alto addirittura da da non riuscirne a parlare.

Il cristiano deve fare “esperienza di Cristo”; Cristo, insomma, lo si ama con tutto l’uomo: non solo con l’anima, non solo con il corpo, ma con l’anima e il corpo insieme (Expedit omnit6no,. Anima et corpore fieri christiformes; nam et ipse… factus est oviformi (De g. Dom. Salv. I, 202, 1).

Allora, dobbiamo prima salire, come Gesù, solo allora saliremo godremo della gloria.

Gesù salì  sulla croce , “nudo”,, la stessa cosa dobbiamo fare noi, e, spogli, distenderci sulla croce. Egli è diventato homiforme perché l’uomo diventasse cristi forme.

Non basta, poi, contemplare, è necessario imitare; Cristo è la via, la verità e la vita: la via “sperando per premium”, però il premio non si gode se prima l’uomo non si comporta bene nella vita (agenda per mores). Il premio segue i costumi e c’è solo per chi si sforza di vivere da cristiano, teso a prendere la “forma” di Cristo (Cristiforme), cioè “conformarsi” a Lui, vivere di Lui, vivere con Lui, vivere per Lui.

Conclusione.

La società ha bisogno di “modelli”, di “testimoni”, esempi da imitare. Sant’Agostino, parlando ai neofiti della sua diocesi la mattina di Pasqua, disse:

“E non dite dentro di voi: dove ne troveremo  di tali? Siate tali e ne troverete Ogni simile si attacca al suo simile. Se vivrai da malvagio, non ti si accosterà se non il malvagio. Comincia a vivere bene, e vedrai quanti compagni ti circonderanno, di quanti fratelli ti potrai compiacere. E ne peggiore dei casi non ne trovi da imitare? Sii tale che altri ti possano imitare” (Discorso 228, 2).

Parlare degli altri, della società, è molto più facile che parlare di se stessi, specialmente quando c’è di mezzo la critica: la colpa è della società, i politici sono tutti corrotti, nel Governo è tutto un ladrocinio, e tante altre cose…Queste diatribe sono per gli altri. E TU? È mai possibile che intorno a me, tutto è melma, solo io non ne sono sporcato? Anziché trovare parole per demolire, perché non ci ingegniamo a trovare parole per costruire?

Allora, riprendiamo le parole di Agostino: Sono proprio appropriate per noi, sono dette nel periodo di Pasqua e la società esige da tutti un maggiore impegno umano e, per noi, cristiano.

“Ora sappiamo quel che dobbiamo fare, preghiamo perché lo possiamo” (S. Agostino).